Mentre i cespugli a foglia larga e le conifere ad ago costituiscono la continuità, l'acero, il ginkgo e il partenocisso ravvivano di gialli e di rossi l'autunno. L'obiettivo fondamentale del giardino giapponese è quello di suscitare una profonda reazione psicologica ed emozionale attraverso l'uso di tutti questi elementi in forma simbolica .
        La pietra è l'elemento di unione tra il mondo inanimato costituito da vialetti e ghiaia e il mondo vivo di piante e specchi d'acqua. Su di esse viene fatto crescere muschio ed erba al fine di riprodurre la genuina proliferazione di vita sugli elementi immutabili ed immobili del mondo naturale.
        Questo giardino può essere sicuramente considerato il simbolo del giardino zen, in quanto simbolo del satori, ovvero illuminazione che i monaci raggiungono attraverso l'esercizio dell'arte. Esso è un luogo di meditazione e di contemplazione : “...nella pratica di meditazione il maestro pone al discepolo problemi paradossali, la cui soluzione non può essere trovata intellettualmente ma solo intuitivamente: sono i koan.
        L' influenza del buddhismo zen ha dato una dimensione spirituale al giardino giapponese, soprattutto come spazio di meditazione. Lo zen richiede disciplina ed auto-purificazione, che i monaci praticano attraverso la realizzazione dei giardini, secondo una pratica chiamata “ishidateso” cioè posizionamento di pietre da parte di un monaco.




Arte dei giardini
        Il termine zen è la lettura giapponese del vocabolo cinese chan, che significa letteralmente "meditazione". Lo zen è la ricerca dell’illuminazione personale, cioè del raggiungimento di una comprensione intuitiva della realtà (satori), non attraverso la ragione, ma con lunghe sedute di meditazione (zazen) e attraverso l'attenzione esercitata anche nelle occupazioni più semplici.
        Nella cultura del giardino il “giardino zen” viene attribuito quasi esclusivamente al giardino secco, in giapponese Karesansui. Questo tipo di giardino rinuncia a tutte le possibilità decorative per favorire l'attività meditativa.  Le dimensioni del Giardino Zen sono contenute e preferibilmente vi deve essere un muro di cinta.
        Inoltre vi devono essere punti di osservazione ben studiati. L'osservazione della natura rivela anche la preferenza dell'asimmetria, ma sempre in uno stato di equilibrio, gli elementi compositivi sono sempre raggruppati in numero dispari (3,5,7)
        Nella lettura dei giardini è possibile riscontare la presenza di forme triangolari con la presenza di rocce e piccole alberature il tutto bilanciato in termini di massa e peso. L'equilibrio dipende inoltre dalla giusta forma e misura degli spazi all'interno della composizione costituiti da aree coperte di ghiaia o muschio, stagni, recinzioni o cielo.
        La grandezza in scala degli oggetti può essere scelta per dare un'illusione di prospettiva e distanza; ciò è reso più facile dall'abitudine di piantare alberi nel loro stadio di maturità o comunque ad uno stadio di sviluppo spaziale che viene scelto come definitivo.
        Il contrasto è un'altra caratteristica dal giardino giapponese. Vi sono contrasti tra i vari elementi utilizzati: tra piante e rocce, piante e ghiaia, piante e steccati, acqua e rocce, o in termini di colore, forma, struttura. L'accesso deve avvenire solo per rastrellare la sabbia. Nella maggior parte dei giardini le piante non vengono utilizzate: l'unico vegetale consentito è il muschio.
        I giardini Zen sono quindi usati come opere d'arte o rappresentazioni dei principi Zen. Spesso sono affiancati ad un giardino tradizionale ricco di piante macro bonsai e di azalee.
        Una scelta attenta di piante e alberi può poi rendere significativo e apprezzabile il cambio delle stagioni. Sullo sfondo dominante di sempreverdi, la presenza di pochi alberi decidui o portatori di fiori regala un contrasto di inattesa potenza. La parata di colori e di effetti di luce dall'inverno alla primavera inoltrata è offerta da Hamamelis, seguite da camelie, fiori di albicocco e pesco e poi dalla macchia brillante delle azalee sempreverdi.
        Nella filosofia Zen il "mare" di sabbia, ideale trasposizione dell’eternità, è l’elemento principale del giardino secco che , come simbolo della vita meditativa, si contrappone a quello roccioso, simbolo della vita terrena e materiale.
Simbologie del giardino giapponese
        Muri e recinzioni sono elementi architettonici di grande importanza nel giardino giapponese caratterizzato da una composizione perfettamente studiata, nella maggior parte dei casi, in spazi di limitate estensioni. Essi infatti rappresentano la necessaria cornice entro la quale il giardino racchiude i riferimenti e le principali prospettive quasi come quinte teatrali di una accurata scenografia.
        Gli elementi basilari indispensabili sono tre: acqua, roccia e verde:
        - L'acqua significa Vita, senza l'acqua una persona non può vivere. L'acqua deve scorrere da est ad ovest, come il sorgere ed il tramontare del sole.
        - Le rocce formano un punto di pace nel giardino. Forme rotonde portano atmosfera e pace. La posizione è importante, la roccia deve dare l'impressione che sia lì da sempre.
       - Il giardino deve essere Verde tutto l'anno, soltanto nella primavera ci sono alcune fioriture, come l'azalea, il rododendro, la camelia ecc.
        Le pietre nell'acqua significano gli ostacoli nella vita di una persona.
        Nel giardino giapponese zen in stile karensasui, le pietre assumono particolare importanza, richiamando la forma delle montagne, quasi onnipresenti nel paesaggio giapponese, e sono immerse normalmente in una distesa di ghiaia che ha il compito di simboleggiare l’acqua, il mare. Possono anche essere impiegate tra i vegetali come vette che si stagliano dall’uniformità della vegetazione sottostante.
        La forma delle rocce non è casuale e deve trasmettere significato: si differenziano, quindi, esemplari di rocce prostrati (Kikyaku) a simboleggiare la terra; ramificate (Shigyo) a ricordare il fuoco, alte e verticali (Taido) come le vette che rappresentano; piatte o a cuscino (Shintai) a voler richiamare l’acqua... Nella fattispecie, si hanno le seguenti "tipologie" di rocce:
        - Primo tipo: Taido (abbinato al legno). Sono pietre alte e verticali. Simboleggiano i grandi alberi e, per il loro aspetto fallico, la fertilità. Nei raggruppamenti di pietre all'interno del giardino, vengono disposte verso il fondo, dietro a tutte le altre ;
         - Secondo tipo: Reisho (abbinato al metallo). Sono pietre verticali basse e simboleggiano le due delle qualità del metallo: stabilità e fermezza. Generalmente sono raggruppate con le pietre verticali alte;
       - Terzo tipo: Shigyo (abbinato al fuoco). A questo insieme appartengono le pietre arcuate e ramificate a ricordare la forma della fiamma. Vengono posizionate di fronte e lateralmente rispetto alle pietre di altre forme;
       - Quarto tipo: Shintai (abbinato all'acqua). Le pietre piatte o orizzontali che vengono poste lateralmente agli altri gruppi per armonizzarli;
        - Quinto tipo: Kikyaku (abbinato alla terra). Sono principalmente le pietre prostrate o reclinate. Vengono utilizzate per armonizzare gli altri raggruppamenti dove ve ne sia bisogno. Il simbolo della terra è quindi utilizzato a fini completativi.
Un esempio di giardino giapponese Zen: il Ryoan–Ji di Kioto
        Uno dei più celebri giardini dello stile karasansui è quello del Tempio Zen di Ryoan-ji di Kioto. Il tempio fu costruito nel XV secolo da un potente guerriero, mentre il giardino sembra risalire al periodo Edo (1600–1868).  E' costituito da un rettangolo di ghiaia in cui trovano posto cinque gruppi di pietre; la ghiaia è rastrellata a cerchi concentrici attorno alle pietre e a linee diritte nel restante spazio; unico elemento verde è rappresentato dal muschio, non contemplato nel progetto originario,formatosi successivamente su alcune pietre. Lo spazio dedicato al giardino è chiuso su due lati da un recinto basso, sul terzo da una parete più alta nella quale si apre una porta; sulla restante parete si aprono ambienti interni al monastero.
8: Il giardino orientale Zen
        Autore : Arch. Pojero Tullio
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