Si ammettono solo le forme naturali; dimenticate le simmetrie, le uguaglianze, le divisioni geometriche. Vuoi essere soltanto una copia perfetta, anzi migliorata, della natura. Tutto deve apparire naturale, spontaneo; anche i viali non devono creare divisioni nell'ambiente. Grotte, ruderi, templi, laghetti, ponticelli sono posti in angoli romantici quasi per caso, talvolta ricordano celebri pitture. Gli alberi sono disposti a gruppi che devono sembrare naturali e spontanei. In Italia questi giardini trovarono una notevole diffusione.




Il giardino all'Italiana
        La concezione del giardino italiano rinascimentale nasce dal desiderio, tipico di quel periodo storico, di trovare il giusto equilibrio fra rigore razionale e fantasia creativa.
        Il cosiddetto “giardino all’italiana” nasce a Firenze nel quindicesimo secolo. Diversamente dall’“hortus conclusus” di concezione classica e medioevale, quello italiano rinascimentale è un giardino “aperto”, pensato come parte integrante ed estensione della casa, un luogo privato che, dopo secoli di oscurantismo, si apre fiducioso verso il mondo esterno.
Arte dei giardini
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        Le caratteristiche che accomunano tutti questi giardini sono la geometria dei tracciati e delle aiuole, il grande uso di sempreverdi, le siepi potate in forme regolari, le stupende architetture e la presenza costante, e a volte massiccia, di statue e fontane.
I giardini della Reggia di Caserta
Villa Petraia  (Firenze)
Villa Lante a Bagnaia (VT)
        Il Seicento è il secolo del barocco e i giardini vengono realizzati più con l’intento di stupire e meravigliare che non per essere ammirati in religioso silenzio.
        L’area è stata pensata più come “vetrina” per il cittadino che esempio di giardino storico, anche se la sua configurazione, con aiuole di forma geometrica cinte da basse siepi e ricolme di fiori vivacemente colorati, si ispira in un certo modo ai giardini olandesi del Seicento.
Il giardino Inglese
        II giardino paesistico nasce in Inghilterra, dove tutto è controllato con apparente spontaneità. Il tipo di giardino sviluppato dalla scuola inglese non solo teneva conto della collaborazione della natura, ma vi faceva inoltre preciso assegnamento.
        Gli elementi del giardino erano l’andamento del terreno, l’acqua, gli alberi e l’architettura, sistemati con il massimo del rispetto per la composizione pittorica.
        La terra e il clima si adattavano perfettamente: la piccola scala del paesaggio con le sue ondulazioni morbide, i boschetti, la bellissima trama, il colore dei prati, il cambiamento delle stagioni, la varietà della luce.
        L’acqua, per esempio, che in Italia cattura i raggi del sole contro ombre nere, in Inghilterra si dissolve lentamente nella foschia e nei boschi in modo misterioso.
        I giardini formali furono spazzati via, le curve del terreno furono modificate creando colline e scavando valli: vennero abbandonati i sentieri e i viali rettilinei, mentre i canali formali venivano trasformati in laghi maestosi e serpentini.
        Il paesaggio, nella concezione classica, era visto solo nella sua staticità; la scuola paesistica inglese, associa questa concezione a quella del movimento, in modo che le diverse visuali possano essere godute in successione e con continuità, considerando il viale come componente del quadro paesistico che come mezzo di visuale in movimento.
        Il giardino inglese presso il parco della Reggia di Caserta, è probabilmente uno dei primi in Italia costruito a fundamentis.
        Nel lato orientale del parco della Reggia, su una superficie di circa 23 ettari di terreno fertile ed abbondantemente irrigabile, sotto la guida e la cura dell'instancabile giardiniere inglese, John Andrew Graefer, erano sorti, alla fine del Settecento, boschetti, praterie, serre di piante esotiche e rare, fontane e canali le cui acque confluivano nel pittoresco "Laghetto dei Cigni" (ved. figura qui a lato).
        Nel Giardino Inglese si andava instaurando un'attività tipica di un Orto Botanico: un laboratorio di sperimentazione per studiare, ricercare ed infine produrre vegetali.
        Tali Orto Botanici si sarebbero, in seguito, diffusi in tutto il regno, sia nei numerosi "siti reali" (Capodimonte, Portici, la passeggiata reale di Chiaia a Napoli, ecc.), sia nei pubblici vivai.
        Per assolvere a questi compiti veniva pubblicato periodicamente un catalogo, il cui più antico esemplare a stampa risale al 1803 redatto da Giovanni Graefer, figlio del citato giardiniere inglese.
Autore : Arch. Pojero Tullio
4: Il giardino all'Italiana ed Inglese
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