E’ da sottolinearsi la significativa comparsa negli arredi di tendenze a revivol di mode gotiche o medioevali che nei fatti esitano l’insorgere di un fenomeno stilistico denominato Neogotico, a tutti gli effetti facente parte delle pulsioni culturali che hanno caratterizzato gli arredi di epoca Restaurazione.




        Restaurazione. Trova così definizione quel periodo storico che inizia con la sconfitta dell’egemonia di Napoleone I e la conseguente restaurazione in Francia della monarchia borbonica. La Restaurazione termina con la rivoluzione in Francia del 1830.
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        Neogotico. Una novità introdotta in periodo Restaurazione, di rilevante interesse anche in ragione dell’effettiva grande risonanza che seppe polarizzare, fu il recupero, per certi versi romantico, dello Stile Gotico (sviluppatosi tra il 1825 ed il 1830).
        Il fenomeno che innescò questa nuova tendenza stilistica, fu l’incoronazione di Carlo X celebrata nel maggio del 1825 nella cattedrale di Reims. Per tale occasione, l’ornatista Hirtorff allestì addobbi goticheggianti dando involontariamente l’input ad un’incontenibile mania che ben presto contagiò ogni tipo di arredo, dal più minuto oggetto d’arte applicata alle grandi sedie dall’alto dorsale dette “à la cathédrale”.
        Biedermeier. Lo stile nasce in Austria nel 1815 e perdura fino al 1848. "Herr Biedermeier" è un personaggio caricaturale che rappresenta la persona medio borghese che non ama il lusso ma la comodità. Lo stile dell'arredamento diventa pratico e funzionale, rispondente a un gusto semplice e senza pretese; le forme sono curvilinee. Nell'insieme è forte la stilizzazione geometrica.
        Si inventano anche nuovi esemplari di mobili (ad es. il comodino) e si sviluppa l'usanza di adottare, al posto delle stoffe lavorate, la carta da parati per ornare i muri. Per la costruzione dei mobili si preferisce il legno di pero, di faggio e di ciliegio.
        Appaiono i primi mobili composti, come i divani in cui si inserivano dei cassetti, armadi a vetro, scaffali a specchi. È frequente anche l'intaglio che spesso è seguito da piacevoli effetti che si ottengono con l'accostamento di legni a superficie diverse, più o meno lucide.
        Trovarono particolare diffusione tavoli a piano rotondo o ovale sostenuti da un unico affusto a piede centrale, le sedie adottano misure più contenute, pur manifestando sempre netta prevalenza di linee curve e ornati sovente risolti a colonnine tortili. Le poltrone vantano linee agili e leggere e montano imbottiture. Il divano acquista funzione prevalente nell’arredo Biedermeier, presenta schienale arcuato e per certi versi prelude a forme che più avanti si noteranno nella produzione di epoca Art Nouveau.
        Caratteristica tipica di questa produzione è sempre l’ineccepibile assemblaggio delle varie componenti lignarie, quasi sempre eseguito a secco e solo raramente con l’ausilio di chiodature metalliche, alle quale si preferì l’uso di piccoli chiodini (bironcini) interamente lignei.
        Neorococo'. Si tratta di uno stile, sviluoppatosi tra il 1830 ed il 1880, in cui c'è la ripresa nella mobilia delle formulazioni curvilinee ornate a rocailles e a valenza floreale, ma reinterpretate alla luce di aggiornamenti formali in direzione più “borghese”, con gli elementi compositivi che nel loro insieme risultano enfatizzati e per certi versi non privi di contaminazioni eclettiche.
        Luigi Filippo e Secondo Impero. I due stili prendono il nome dal re di Francia Luigi Filippo e dal successore Napoleone III, che governò fino al 1870. Nella fattispecie, lo stile Luigi Filippo và dal 1830 al 1848, mentre il Secondo Impero và dal 1848 al 1870.
        In questa fase si assiste al passaggio della civiltà agricola a quella industriale, le città ampliano a dismisura la popolazione e le superfici abitative, si demoliscono antichi quartieri e torri medioevali per innalzare palazzi a più piani, con gran fiorire di negozi e caffè, dove si affolla la nuova borghesia imprenditoriale.
        L'industrializzazione provoca un impoverimento della decorazione: una certa freddezza promana da questi pezzi, eseguiti a macchina. La modanatura è quasi inesistente, i pannelli sono piatti e senza movimento, i montanti diritti e lisci sono privi di decorazioni, i loro angoli addolciti. Si addensano scanalature, gole larghe e profonde per l'altezza del mobile, bordini doppi, file di bocce, larghe increspature.
        I motivi decorativi sono poco numerosi: filetti leggermente scolpiti sottolineano le volute e gli incroci. La foglia dai larghi petali, le palmette si trovano scolpite sui braccioli o sui piedi dei tavoli. Il motivo a "coscia di ranocchio" è assai caratteristico, così come la cornice a "tulipano".
        Si tenta, in questo periodo, di imitare gli stili del passato. Nascono così mobili pseudogotici, pseudorinascimentali, barocchi, Luigi XV e Luigi XVI, ma di scarsa qualità. Esteticamente sono sovraccarichi a tal punto da falsare gli armoniosi modelli di riferimento.
        Si utilizzano legni scuri ed esotici, come il mogano e l'ebano, sui quali si applicano decorazioni in bronzo, madreperla e smalto. Nei divani e nelle poltrone piccole e romantiche a volte il legno rimane a sagomare schienale e bracciolo mentre in altre il raso o il velluto in tinte calde riveste l'intera superficie. Per i letti si fa frequente l'uso del ferro battuto o dell'ottone.
        Le linee lasciano il posto nuovamente alle curve, ma scompare quasi del tutto l'uso dell'oro.
Cornice
a tulipano
Coscia
di ranocchio
        Eclettismo Storicizzante Accademico. Il termine “eclettismo” esprime la norma generale che ebbe a caratterizzare la produzione all'incirca tra il 1850 ed il 1900, eseguita nella combinazione di più stili e momenti epocali, miscelati in un insieme spesso incoerente. Fin dal 1851 e per la prima volta, con la Great Exhibition londinese, in una vastissima area espositiva, furono concentrati padiglioni dove mercanti di ogni arte e paese furono chiamati a esporre le proprie merci.
        Fin da questa prima edizione si notò che le ditte presenti offrirono all’attenzione del pubblico manufatti tesi a esaltare la storia vicina e lontana della propria nazione di provenienza. Questo fenomeno divenne ben presto tendenza e già tra il 1860-70 potremmo definire conclamata nel rapporto esecutore-fruitore la moda eclettica.
        Le tendenze stilistiche che maggiormente si imposero furono il Neorinascimento, il Neorococò, il “pompier” (o Neo Luigi XVI), vi furono forti tendenze verso  l’arte orientale in genere,  e tutte le grandi  tecniche  esecutive  del  passato  parvero rivivere in un'unica grande ubriacatura di mirabolanti mobili intagliati, intarsiati, incrostati, pirografati, piastrellati di ceramiche, scolpiti ad altorilievo, traforati, rivestiti in pelli bulinate o con pellame di animali esotici.
        Si diffusero arredi apparentemente inediti, rivestiti in papier-maché ebanizzato e impreziositi da incrostazioni in madreperla, osso o avorio. Si osservi come anche in questa fase artistica furono eseguiti veri e propri capi d’opera, a tutt’oggi celebrati come capolavori del loro tempo, ma è bene tener presente che la produzione di massa fu sempre più sospinta a perseguire criteri di basso costo e conseguentemente di basso profilo tecnico-estetico.
        Si aggiunga che la macchina sempre più spesso stappava all’uomo fasi lavorative, giungendo perfino a estrometterlo dall’intaglio, che in numerosissimi casi ora era ottenuto con l’utilizzo del pantografo.
        Il secondo Ottocento conobbe poi lo straordinario successo di mobilia oggi nota con il nome del suo primo diffusore: Michel Thonet, che già fin dal 1830 aveva inventato un metodo che permetteva di curvare a piacimento compensati di faggio in atmosfera di vapore acqueo, ottenendo manufatti di bella linea, leggeri e a costi risibili. Nel quarto decennio del secolo brevetta un sistema in grado di comporre serialmente anche componenti d’assemblaggio in massello, che gli meritarono un straordinario successo internazionale.
        Parimenti, anche la canna di bambù trovò larga applicazione nella mobilia, e non fu marginale l’impiego di corna di cacciagione, che decretarono la moda dello stile “Horn”.
        fonti: Abacus-arte
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4: Dalla Restaurazione all'Eclettismo
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