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        Neoclassicismo. La tendenza prende spunto dalle scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano, ma diventa una ricerca di nuovi volumi e decorazioni.
        Abbraccia il periodo compreso tra gli anni '40/'50 del '700 e gli anni '20/'30 dell''800. I decori richiamano gli affreschi etrusco-romani: ghirlande, grifoni alati, greche e festoni. Gli intarsi sono realizzati con legni chiari e dorati come il palissandro, il bois-de-rose e il pioppo.
        Spesso il legno viene dipinto di bianco, decorato con motivi neoclassici color rosso-pompeiano e poi filettato in oro.
        Luigi XVI. Lo stile, nato nel 1755-1760, assorbe le caratteristiche del Neoclassicismo. Ogni mobile, utilizzando la tecnica dell'intarsio, è decorato con festoni, ghirlande, volute floreali e paesaggi romani. Il legno, generalmente noce, viene dipinto con un delicato color avorio. Grande importanza acquistano i letti, quasi sempre imbottiti e rivestiti con tessuti pregiati.
        Stile Neoclassico. Si sviluppa dagli anni '70 agli Anni '90 del Settecento. Il maturare delle tendenza già introdotte durante lo Stile Luigi XVI, gradualmente portò all’insorgere di una produzione più improntata a un’aderente riproposizione di arredi in marcata adesione al repertorio archeologico. Alla base di questo fenomeno sono da ricercarsi testi a stampa che trovarono larga diffusione a partire dagli scavi di Pompei e Ercolano.
        Con il diffondersi del verbo archeologico, anche gli arredi tendono ad assumere una rinnovata veste ornamentale, una novità che ben si riconosce nell’affollarsi su superfici - che certamente permangono lineari, tonde o ovali - di elementi plastici e scultorei che omaggiano l’architettura classica. Protomi, divinità, bucefali, clipei, strali, rosette, fregi militari, motivi a candelabra, foglie d’acanto e l’intero pantheon decorativo greco-romano prende a ornare parti strutturali come pilastrate, cinture e crociere.
        L’amore per l’ornato a intaglio introduce una nuova tipologia di gamba, quella a unicorno o a faretra scanalata, che diverrà uno degli emblemi-firma della mobilia neoclassica e verrà definita gamba “a consolle
        La console da parata sarà l’arredo di gran lunga più alla moda in questa fase storica (giungerà fin quasi verso la fine del secolo nella foggia a gambe raccordate da traversa a mezzo di dadi montanti), insieme a un gran numero di sedie, poltrone e divani che allietano gli incontri mondani della società bene permeata dal razionalismo degli “enciclopedisti”.
        Le sedie da parata (o meublant), destinate alle pareti, presentano il caratteristico schienale diritto à la reine, mentre sedili meno voluminosi sono disposti al centro della stanza, e vengono detti courrants perché all’occorrenza facilmente spostabili.
        Divani e bergerès  di norma montano gambe ribassate e solo con l’ausilio di comodi cuscini ricolmi di piume si riguadagna l’altezza di sedie e poltrone.
        Particolare  favore viene  accreditato alla scrivania  a vista,  detta bureau-plat, che assurge quasi a status symbol del periodo e se è opera di un maestro attivo in centri rinomati, sarà certamente provvista, di vani segreti o piani di fuoriuscita per consentire l’estensione del piano scritturale o l’appoggio di oggetti e candelabri.
        La commode conosce grande successo e diviene il mobile principe della casa di epoca neoclassica, spodestando in importanza perfino il bureau-trumeau che in epoca Luigi XV era stato l’arredo principe, perfino la credenza (opportunamente trasformata) acquista le sembianze della commode.
        I colori degli arredi sono di preferenza il bianco, il giallo paglierino e l’oro, sebbene anche il rosso pompeiano, l’azzurro indaco e il verde pallido non manchino di sortire la preferenza della committenza.
        In questi anni la mobilia laccata conosce una così capillare diffusione da non trovare poi in periodi successivi momenti di auge così perentoria. Anche in questa fase si accorda gran favore all’uso del piano marmoreo, con larga preferenza al bianco di Carrara o al giallo di Siena.
        Stile Direttorio. Con il termine Direttorio si designa quel periodo storico e stilistico (tra il 1795 ed il 1804) che in Francia comprende il Direttorio, la Convenzione e il Consolato.
        In questo breve lasso temporale si assiste nella mobilia ad un accentuarsi delle premesse archeologiche in termini di maggior rigore archeologico e nel contempo si formula un’accentuata severità lineare che di fatto prelude e anticipa forme e ornamentazioni che saranno poi tipiche dello stile Impero.
        Nella mobilia si assiste tuttavia a fenomeni di generale scadimento qualitativo, gli arredi del tempo della passata monarchia avevano peraltro raggiunto un impareggiabile perfezione tecnico-esecutiva, e certo non contribuì lo scioglimento delle antiche corporazioni.
        E’ questa l’epoca dove conosce grande diffusione il tavolo da pranzo, ovale o rotondo, mentre la scrivania continua a mantenere la foggia dei modelli à bureau plats già nota in epoca precedente. Altro mobile di gran moda è l’athénienne, una sorta di alto brucia-profumo dalla forma a tripode.
Credenza in stile Direttorio
        Retour d'Egypte. Questo stile ebbe larga eco in Francia e in Europa e origina dalla fulminea e fortunata campagna militare dell’ancor giovane generale Bonaparte in terra d’Egitto, nel 1799.
        Si diffuse tra il 1799 ed il 1815. Gli arredi si “vestirono” di ornati di sfingi, palmette, urne funerarie, cariatidi, profili egizi, obelischi, non di rado in simbiosi con elementi greco-romani.
        Consolare. Nel 1799, con la proclamazione di Napoleone Bonaparte Primo Console, la tendenza - già assimilata durante il Direttorio - incline a concepire arredi improntati a sobria linearità, con mobilia vestita di colori a tinte scure la cui diffusione aveva trovato come protagonista indiscusso il legno di mogano, diviene una vera e propria moda mediatica.
        Il nuovo gusto peraltro interpreta alla perfezione quel processo di vittoriosa identificazione culturale-militaresca che le guerre napoleoniche lentamente diffondevano nel subconscio collettivo francese.
        Impero. Ideatori di questo stile (diffusosi tra il 1804 ed 1815) sono gli architetti Charles Percier e Fontaine. Si diffonde in Europa a seguito delle incursioni militari di Napoleone.
        I mobili si presentano solidi e maestosi, e vantano proporzioni sempre armoniose e  sapientemente equilibrate, la metrica spaziale è rigorosamente lineare e simmetrici. Le decorazioni sono caratterizzate da leoni alati e sfingi. Il legno utilizzato è il mogano. In onore di Napoleone dilagano decorazioni allegoriche come l'aquila imperiale, la dea Fortuna, la Vittoria alata e simboli militari.
        Torna di moda la poltrona-trono, con esigenze di parata,  riccamente  ornata  da  intagli  e  rifinita  a  foglia  d’oro.  Tra i sofà,  furoreggia  la méridienne  e torna in auge lo sgabello a X, anche in ragione del fatto che l’usanza a corte impone l’uso delle poltrone per etichetta riservato alla sola coppia imperiale o alla madre del Bonaparte.
        Le consoles continuano a godere di immutata fortuna, ma si prediligono forme strette e allungate, e nel contempo si impone al pubblico la nuova fortunata tipologia a fronte modulata “a mezzaluna”.
        La commode conosce diffusione capillare e rispetto alla mobilia di epoca neoclassica si è altamente differenziata, per ospitare lungo le pilastrate colonne ebanizzate a emiciclo o a tutto tondo, incamiciate entro capitelli di stile dorico, prolungano l’intera cintura rispetto al filo dei cassetti inferiori, e montano caratteristici piedi a plinto fasciato, detti anche “a zampa di elefante”, un piede che insieme alla tipologia “a zampa ferina”, “a triclinium” o “a sfera lambita da artigli d’aquila”, costituirà l’intero organigramma dei sostegni di epoca Impero. Spesso i mobili montano piani in marmo italiano o in granito belga.
        Le scrivanie incontrano diffusione capillare, di norma sono del tipo a bureau plat, ma avanza una nuova tipologia – peraltro prediletta da Napoleone – detta bureau méchanique, munita di un largo ripiano apribile a scatto.
        I letti svolgono una funzione coreografica di primo piano, di norma sono del tipo con il lato lungo appoggiato alla parete della stanza.

        Tipici del periodo sono i letti “en bateau”, a doppie testiere laterali diritte o sagomate “a tulip” oppure del tipo detto “lit à l’antique”, munito di un’unica testiera.
        Ai lati del letto fa la sua comparsa il “somno”, un tavolino eseguito generalmente nella stessa essenza lignea del letto e dotato di piano marmoreo, di prassi adorno di fregi bronzei e iscrizioni dotte.
        fonti: wikipedia & abacus-arte
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